Casa del Manzoni, in via Morone, all’angolo di piazza Belgioioso.

Il Manzoni aveva da poco comperata una casa, nella «contrada del Morone», al n.º 1171: quella stessa in cui poi passò tutta la lunga sua vita, e dove, fra tante altre, ebbe la visita di Cavour e di Garibaldi e del principe Umberto, e rifiutò garbatamente quella dell’arciduca Massimiliano (il povero Massimiliano!). Ad essa era congiunto, ed è ancora un piccolo giardino: «où il y a un grand jardin», scriveva egli scherzosamente, «d’à peu près un dixième d’arpent». Poichè negli ozii di Brusuglio era diventato un giardiniere meglio che dilettante, ora si affretta a piantar qui le sue amate robinie[19] e abeti e rampicanti:

«où je n’ai pas manqué de planter des liquidambars, des sophora, des thuya et des sapins, qui, si je vis assez, viendront quelque jour me trouver par la fenêtre».

E intanto gli cresceva la famiglia. Il 21 luglio dell’anno avanti, gli era nato un secondo figliuolo (la primogenita, la Giulietta che poi andò sposa a Massimo d’Azeglio, era nata a Parigi, sul Boulevard des Italiens, al n.º 23, il 23 settembre del 1808; ed era stata tenuta a battesimo dal Fauriel, «homme de lettres, agé de 35 ans», e da Gaetano Boldoni, «homme de lettres, de 45 ans»): un maschietto questa volta, in cui aveva rinnovato il nome di suo padre. Veniva sù bene.

«....après avoir bien fait souffrir mon Henriette pendant la grossesse, il la dédommage à présent, et nous console presque à chaque instant par sa bonne santé, par sa tranquillité, par son hilarité et sa sagesse. Henriette le nourrit, et s’en trouve très bien. Il était né faible, et presque malingre, d’une mère qui était dans le même état; mais peu à peu tous deux se sont remis en force, au point qu’Henriette (à part des petites incommodités dont elle n’a jamais été bien libre) est une excellente nourrice, et mon petit Pierre est un des enfants mieux portants que l’on puisse voir».

La buona signora Enrichetta scriveva, alla sua volta, a una cugina che il neonato era «un bellissimo bambino e rassomigliava intieramente alla sua piccola sorella:... i suoi due primi nomi», aggiungeva, «sono Pietro Luigi, ma noi lo chiamiamo Pedrin». Un vero idillio domestico; e il babbo giardiniere, tra il sorriso dei bambini e le cure agricole, non dimenticava i versi. «Quant à moi», diceva, «je suis entre la famille, les arbres et les vers».

[17] Per codeste lettere, vedi: Il Manzoni ed il Fauriel studiati nel loro carteggio inedito da Angelo de Gubernatis; 2ª edizione, Roma, 22 maggio 1880.—Sul Fauriel (nato a Saint-Étienne, il 21 ottobre 1772) e sulla sua corrispondenza col Manzoni, son da rileggere i due saggi del Sainte-Beuve, da prima apparsi nella Revue des deux mondes del 1845 e 1846 (il Fauriel era morto il 15 luglio 1844), poi nei Portraits contemporains, t. IV, Paris, 1889.—Scrissero anche del singolare letterato francese il Renan, nella Revue des deux mondes del dicembre 1855, e il Fortoul, nella stessa rivista, maggio 1846.

[18] Cfr. G. de Castro, La restaurazione austriaca in Milano (1814-1817); nell’«Archivio storico lombardo», a. XV. s. II. fasc. 3, 30 settembre 1888; pag. 597.

[19] Con la nipotina Vittoria, figlia di Pietro e moglie poi del senatore Brambilla, egli amava, più che del Romanzo, vantarsi d’essere stato «il primo introduttore delle robinie in Italia!».