Il quale conservava religiosamente un caro ricordo agricolo della gentile ospite. In una lettera al Fauriel del maggio 1821, esce a dire:
«Veuillez dire à madame de Condorcet que toutes les fois que je puis m’occuper d’agriculture ou de jardinage, je consulte de préférence l’Almanach du Bon Jardinier de 1820, et que je ne manque jamais de donner un coup d’oeil au frontispice».
Vi era, par facile l’intenderlo, una dedica della donatrice.
Occorre aggiungere che, in Lombardia, di quel tempo, i signori gareggiavano a piantare nelle loro ville begli alberi esotici e a coltivarvi bei fiori: ne aveva dato l’esempio l’abate Crivelli, nel magnifico parco di Mombello. Così che, anche nel Manzoni, si confondevano due amori: quello avito del signore lombardo, e quello nuovo del figlio dell’Enciclopedia e della Rivoluzione.[23]
[20] Vedi nel volume del De Nolhac, Pétrarque et l’humanisme, Paris, 1892, il curioso «excursus» Pétrarque jardinier, pag. 385 ss.
[21] Soltanto nella Revue des Deux Mondes dell’ottobre 1834 il Fauriel pubblicò poi la sua Vita di Dante. Le lezioni su Dante e le origini della lingua e della letteratura italiana furon pubblicate postume, dal Mohl, nel 1854, in due volumi.
[22] Vincenzo Cuoco, l’illustre autore del Platone in Italia e fondatore a Milano del Giornale Italiano, ebbe rapporti d’amicizia col giovane Manzoni. Rimase a Milano dalla metà del dicembre 1800 ai primi d’agosto 1806.—Cfr. l’eccellente studio di Attilio Butti, La fondazione del “Giornale Italiano„ e i suoi primi redattori, nell’«Archivio Storico Lombardo», 30 settembre 1905; pag. 121 ss.
[23] Scrivo queste pagine nella villa Negri alla Cassinetta, sul Naviglio grande, presso Abbiategrasso; dove appunto, tra maestosi tigli ed ippocàstani e noci d’India e gestroemmie e platani e magnolie e ailanti e thuie e abeti, piantati suppergiù nel primo decennio del secolo scorso, torreggiano due magnifici cedri del Libano. Quasi ad illustrazione del giardino, c’è poi una biblioteca ricca di libri d’agricoltura e di giardinaggio: dagli Elementi d’agricoltura di Ludovico Mitterpacher di Mitternburg tradotti da Carlo Amoretti, Milano 1794, in tre grossi volumi, alle Memorie dell’Accademia d’agricoltura commercio ed arti di Verona, 1807; dalla Coltivazione dei bigatti del prete Antonio Abate, 1803, al saggio Dei letami del conte Filippo Re, 1815; dall’opuscolo sulla Coltivazione delle patate e loro uso di Carlo Amoretti, bibliotecario dell’Ambrosiana, 1801, ai Saggi di agricoltura pratica del conte Carlo Verri, 3ª ediz., 1818; dall’École du jardin potager del De Combles, 6ª ediz., 1822, a Le bon jardinier pour l’année 1827, ventottesima edizione!