Fortunata Ermengarda! Oh giorni! oh casa

Di Desiderio, ove d’invidia è degno

Chi d’affanno morì!—Di fuor costui,

Che arrogante s’avanza, e or or verrammi

Ad intimar che il suo trionfo io compia;

Qui la viltà che gli risponde, ed osa

Pressarmi;—è troppo in una volta! Almeno

Finor, perduta anche[385] la speme, il loco

V’era all’opra; ogni giorno il suo domani,

Ed ogni stretta il suo partito avea.