Per cui ti prego, e la morente mano

Ripongo nella tua. Che tanta preda

Tu lasci in libertà.... questo io non chiedo....[429]

Chè vano, il veggo[430], il mio pregar saria,

Vano il pregar d’ogni mortale. Immoto

È il senno tuo; nè a questo segno arriva

Il tuo perdon. Quel che negar non puoi

Senza esser crudo, io ti domando. Mite,

Quant’esser può, scevra d’insulto sia

La prigionia di questo antico, e quale