Che, senza rischio e senza onor, guastarla.

—Oh quante volte invidiai cotesto

Carlo che abborro! Ei sovra un popol regna

D’un sol pensier, saldo, gittato in uno

Siccome il ferro del suo brando, e in pugno

Come il brando lo tiensi[441]: egli a difesa

Del debole e del santo almen venia!

Il mio cor m’ange, Anfrido; ei mi comanda

Alte e nobili cose; e guardo, e nulla

Veggio che al voto del mio cor sia pari,