Le cose erano a questo punto quando la fortuna, o sfortuna che fosse, volle riuniti in pochi metri quadrati quasi tutti i personaggi di questa istoria, nelle strettoie dell'improvvisato campo francese e nella attesa di quel famoso generale ballerino, salito per voler di Barras e per intrighi di donne ad una responsabilità che probabilmente — così almeno doveva essere nel disegno di chi l'aveva spinto — l'avrebbe schiacciato. La disposizione dei personaggi è adunque, per l'intelligibilità del lettore, così riassunta in quattro gruppi; Chiara e Fiorina quasi sull'uscio della stanza di Murat: Marmont, Filippo Balbi ed il bastardo Lercari dall'un lato: Betto Grimaldi e Ibleto di Spigno dall'altro. Come sfondo il gruppo dei soldati sanculotti, il giovane Tibullo, Murat ed il capitano Cavalli, col prezioso Virgilio sotto braccio e il fraterno bicchiere in mano.

E qui è necessario che i lettori ascoltino contemporaneamente il dialogare utile od inutile dei quattro gruppi.

XXVII.

Soglia della stanza di Murat:

Fiorina. — È quello dunque il tuo fidanzato?

Chiara. — Com'è bello! Non è vero, Fiorina?

Fiorina. — Non potrei dire il contrario. E tu l'ami?

Chiara. — Oh! Ne dubiti forse? Come lo puoi?

Fiorina. — Ma non ne dubito, carissima: ti domando se l'ami?

Chiara. — Perchè me lo domandi allora?