— Orrore! — sclamò l'abate facendosi il segno della croce.
Anche la marchesa Isabella rabbrividì, ma nascose il turbamento ed eluse il discorso.
— Mio figlio? dov'è mio figlio?
— Il conte Lascaris, col signor d'Altariva e il duca di Nervia, bivaccano a oriente della città, ripromettendosi probabilmente d'opporsi all'invasione. Folle pensiero. Poche centinaia di partigiani male equipaggiati come potranno resistere ad un esercito regolare trecento volte più numeroso, dotato d'artiglierie e fornito di munizioni ad esuberanza?
Tacque. Concluse:
— Saranno travolti, annientati, e inutilmente.
Un istante di silenzio. Poi la voce della marchesa sibilò:
— Venite a nome delle orde repubblicane, conte Embriaco?
Rimase interdetto, subito, preso così a bruciapelo, l'interpellato. Ma si rinfrancò e fu calma la risposta.
— Vengo come amico, vengo come colui che per vostra bontà, illustre signora marchesa, non si logora le mascelle in un qualche sotterraneo della Serenissima; infine vengo come colui che sedette a questa tavola, mangiò il vostro pane e bevette nel vostro bicchiere. E vi prego di credermi e d'aiutarmi.