— Sedetevi, signore.

— Grazie, generale.

E sedettero.

L'ombrosa suscettibilità dell'ombroso condottiero repubblicano, il quale vedeva in tutti ed in tutto, sempre, un assalto o un dispregio alla propria autorità, pareva placata. Forse vedevasi di fronte ad un pericolo reale, e dinanzi al pericolo colui che fu Napoleone, si ritrovava, dominava i propri nervi, comandava alla propria diffidenza: acquistava insomma la piena disponibilità delle proprie risorse.

Parlò quasi pianamente:

— Dunque, signore, voi vi opponete a me.

— Ieri, forse, generale: oggi è un'altra cosa.

— Ah? E perchè?

— Perchè bisogna essere pazzi per contrastare con quattrocento uomini il passaggio d'un esercito. Odio gli eroismi inutili e del resto m'accorgo che non è vostra intenzione depredare il paese.

— Da che cosa ve ne accorgete?