— Il nobile Camillo Altariva! — ripetè l'Embriaco alzandosi di scatto. — Ma io mi vanterò di questo giorno come del più fortunato.....
— Albo signanda lapillo — mormorò l'abate seccato d'esser rimasto a mezzo del suo peccato con le Muse.
— Vi ringrazio di tutto cuore, signor Conte — rispose l'Altariva con una certa quale freddezza non priva d'una punta d'ironia. — E mi duole dover rispondere poco aggradevolmente alla vostra cortesia chiedendovi licenza di sottrarvi la compagnia del conte Luca, al quale ho una importante e urgente comunicazione da fare.
L'Embriaco rispose a sua volta con un inchino garbato ma non privo d'altezzosità.
— A me chiedete venia, signore? Chi son io se non l'ultimo degli ospiti, quando è presente la graziosa marchesa Isabella di Spigno, contessa Lascaris di Tenda?
Corse il figlio al riparo, e d'impeto come soleva:
— Camillo, che c'è di così misterioso che mia madre e il mio maestro — fece un cenno all'abate — non possano ascoltare? In quanto al conte Embriaco.....
Qui s'arrestò. Non voleva confessare che gli giungeva latore d'un biglietto della Marchesa di Spigno. Ma l'esitazione del figliolo fu tagliata a corto dalla madre, che intervenne prontamente.
— Il conte Embriaco è un amico, signor Altariva.
Pronunciò la parola amico quasi le donasse uno strano significato. E l'Altariva ascoltò senza stupore, o almeno senza mostrarne. Soggiunse appena: