Le sperienze fatte fin quì, e che abbiamo riferite, benchè non sian molte, tutte però concorrono a mostrarci che i vapori dell'acqua, e generalmente le parti d'ogni corpo, che si staccano volatilizzandosi, portano via seco una quantità di fluido elettrico a spese dei corpi fissi che rimangono, lasciandoli perciò elettrizzati negativamente, non altrimenti che ne portan via una quantità di fuoco elementare, con ciò raffreddandoli. Quindi vuolsi inferire che i corpi risolvendosi in vapori, o prendendo l'abito aereo, acquistino una maggiore capacità rispetto al fluido elettrico, giusto come l'acquistano maggiore rispetto al fuoco comune o fluido calorifico. Chi non sarà colpito da così bella analogia, per cui l'elettricità porta del lume alla novella dottrina del calore, e ne riceve a vicenda? Parlo della dottrina del calor latente o specifico, come si vuol chiamare, di cui Black, e Wilke colle stupende loro scoperte han gettato i semi, e che è stata ultimamente tanto promossa dal D. Crawford dietro le sperienze del D. Irwine.
Seguendo questa analogia, siccome i vapori allorchè si condensano, e ritornano in acqua, e conseguentemente alla primiera più angusta capacità, perdono il lor calore latente, ossia depongono il di più di fuoco che si avevano appropriato volatilizzandosi; così pure manderan fuori il fluido elettrico divenuto ora ridondante. Ed ecco come nasce l'elettricità di eccesso, che domina sempre più o meno nell'aria anche serena, a quell'altezza in cui i vapori cominciano a condensarsi; la quale è più sensibile nelle nebbie, ove quelli si condensano maggiormente; e infine fortissima laddove le folte nebbie si agglomerano in nubi, e già si figurano in goccie. Fin quì l'elettricità dell'atmosfera sarà sempre positiva. Ma formata che sia una nube potentemente elettrica in più, ella avrà una sfera di attività intorno ad essa, nella quale se avviene ch'entri un'altra nube, allora giusta le note leggi delle atmosfere, gran parte del fluido elettrico di questa seconda nube si ritirerà verso l'estremità più lontana dalla prima, e potrà anche uscirne ove incontri o altra nube, o vapori, o prominenze terrestri che lo possan ricevere: ed ecco una nube elettrizzata negativamente, la quale potrà a sua posta occasionare coll'influsso della propria atmosfera l'elettricità positiva in una terza, ec. in questa maniera s'intende benissimo come si possano avere sovente ne' conduttori atmosferici segni di elettricità negativa a cielo più che coperto; e come ne' temporali specialmente, ove molte nubi si veggono pensili, e staccate vergere al basso, e or ondeggiare per qualche tempo, ora scorrere le une sotto le altre, or trasportarsi rapidamente, l'elettricità cambi più volte, e spesso a un tratto da positiva in negativa, e vice versa.
Or anche non fia più stupore, che l'eruzioni de' vulcani, siano state sovente accompagnate da fulmini: in ispecie quella strepitosissima del Vesuvio dell'anno 1779, in cui infinite saette si son vedute guizzare entro gl'immensi globi di fumo. Le poche sperienze fatte mi han dato a vedere che la quantità di elettricità prodotta dalle effumazioni, dipenda molto e dalla copia de' fumi che s'alzano, e singolarmente dalla rapidità. Or quale e quanta non dee essere l'elettricità in simili eruzioni?
Fine della Parte I. del Tomo I.
[ INDICE] DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTA
PARTE PRIMA DEL TOMO PRIMO
| De Vi Attractiva Ignis Electrici ad Joannem Baptistam Beccariam. Dissertatio Epistolaris | [Pag. 1] |
| Novus ac simplicissimus Electricorum tentaminum apparatus etc. | [61] |
| Lettere sull'Elettroforo perpetuo | [103] |
| Sopra la capacità de' Conduttori Elettrici. Lettera al Sig. De Saussure | [165] |
| Del Condensatore. Memoria letta alla Società R. di Londra | [219] |
T. I. — Tav. I.