Un pallore mortale successe al rossore che si era sparso sulle prime sul viso di Caderousse. Egli si alzò, e l’abate lo vide asciugarsi una lagrima con un canto del fazzoletto che gli serviva di berretto. — Povero giovinotto, mormorò Caderousse. Ebbene ecco ancora un’altra prova di ciò che io vi diceva, che il destino in questa vita non è favorevole che ai malvagi... Ah! continuò Caderousse con quel linguaggio animato delle genti del mezzogiorno, questo mondo va di male in peggio. Che piova dunque una volta dal cielo per due giorni polvere da cannone, e poi subito dopo, un’ora di fuoco! così sarà tutto finito.
— Sembra che voi amaste molto di cuore questo giovine? domandò l’abate. — Sì, io lo amava molto, disse Caderousse, quantunque debba rimproverarmi di averne per un momento invidiata la felicità. Ma dopo, ve lo giuro, parola di Caderousse, ne ho pianto molto la sorte infelice.
Fecesi un momento di silenzio, durante il quale lo sguardo fisso dell’abate non cessò di studiare la fisonomia mobile dell’albergatore.
— E voi lo avete conosciuto, il povero giovine? continuò Caderousse. — Io fui chiamato al suo letto di morte per prestargli gli ultimi uffici, rispose l’abate.
— E di che male è morto? domandò Caderousse con voce soffocata. — E di qual male si muore in prigione all’età di trent’anni, se non è la prigione stessa che uccide?
Caderousse asciugò il sudore che gli cadeva dalla fronte.
— Ciò che vi ha di strano in tutto questo, riprese l’abate, si è che Dantès, al letto di morte, mi ha giurato di non sapere, la vera causa della sua prigionia.
— È vero, è vero, mormorò Caderousse, egli non poteva saperla; no, il povero giovine non mentiva.
— Ed è appunto perciò che mi ha incaricato di porre in chiaro ciò che non aveva mai potuto rischiarare da sè stesso; e di riabilitare la sua memoria, se questa avesse ricevuta qualche macchia.
E lo sguardo dell’abate divenendo sempre più fisso, divorò l’espressione quasi tetra che apparve sul viso di Caderousse.