— Domani mattina, rispose l’albergatore. — Che diavolo! disse Alberto, si pagherà più cara, ecco tutto... si sa come accade: da Drake e da Aaron si paga 20 fr. nei giorni ordinarii, e 30 o 35 fr. in occasione di feste, mettete 5 fr. di giunta che farà 40, e non ne parliamo più. — Ho ben paura, che questi signori, quand’anche offrano il doppio, non possano ritrovarla.
— Allora che si facciano attaccare i cavalli alla mia... essa è un poco scrostata pel viaggio, ma non importa.
— Non si troveranno cavalli.
Alberto guardò Franz come un uomo cui venga data una risposta che sembri incomprensibile.
— Capite Franz, non vi saranno cavalli? Ma si potranno avere cavalli di posta?
— Sono tutti impegnati da 15 giorni, e non restano ora assolutamente che quelli destinati al necessario servizio.
— Che ne dite? domandò Franz. — Io dico che allorquando una cosa è al di sopra della mia intelligenza, ho l’abitudine di non fermarmici, e di passare avanti. La cena è pronta? — Sì, eccellenza. — Ebbene! per ora ceniamo.
— Ma la carrozza, e i cavalli? disse Franz. — State tranquillo, amico caro, essi verranno da sè; non si tratterà che di fissare il prezzo. — E Morcerf con quella ammirabile filosofia dell’uomo che nulla crede impossibile, fino a che la borsa è gaia, e il portafogli guarnito, cenò, andò a riposare, e sognò essere al Corso in una carrozza a sei cavalli.
XXXIII. — I BRIGANTI.
La dimane Franz si svegliò pel primo e appena desto suonò. Il tintinnio del campanello risuonava ancora quando Pastrini entrò in persona. — Ebbene! disse l’albergatore trionfante, e senza aspettare che Franz lo interrogasse, faceva bene io ieri sera a non prometter niente; voi avete aspettato troppo tardi a risolvervi, e adesso non v’è neppur una carrozza da nolo in Roma, pei tre ultimi giorni, s’intende.