— Le loro eccellenze desiderano sempre la carrozza fino a domenica? — Per bacco, disse Alberto, credete che noi siamo persone da correre le strade di Roma a piedi come i portieri, e i cursori?

— Vado ad eseguire gli ordini delle loro eccellenze, disse Pastrini; le prevengo soltanto che la carrozza costerà sei scudi il giorno.

— Ed io, mio caro Pastrini disse Franz, che non sono il milionario nostro vicino, vi prevengo per parte mia che essendo la quarta volta che vengo a Roma, conosco il prezzo delle carrozze per i giorni ordinari, le domeniche, e le feste; vi daremo dodici piastre per oggi, domani, e dopo domani, e voi ci troverete ancora un non piccolo guadagno.

— Ma Eccellenza... disse Pastrini tentando di ribellarsi.

— Andate, andate mio caro, disse Franz, o vado da me stesso a fare il prezzo dal padrone delle rimesse, che conosco bene; è un mio vecchio amico che mi ha già rubato non poco danaro, e che nella speranza di rubarmene dell’altro accetterà anche per un prezzo minore di quel che io v’offro; perdereste la differenza, e questa sarebbe colpa vostra.

— Non vi prendete questo incomodo, eccellenza, disse Pastrini col sorriso dello speculatore di locanda che si confessa vinto, farò il meglio che potrò, e voi sarete contento.

— A meraviglia, ecco ciò che si chiama parlare.

— Quando volete la carrozza? — Fra un’ora.

— Fra un’ora sarà alla porta. — Un’ora dopo effettivamente la carrozza aspettava i due giovani; era un modesto calesse, che attesa la solennità della congiuntura era salito al grado di carrozza da rimessa. Ma qualunque fosse la mediocre apparenza, i due giovani sarebbero stati ben contenti di avere un eguale veicolo per gli ultimi tre giorni del carnevale.

— Eccellenza, gridò il servitore di piazza vedendo Franz mettere il naso alla finestra, vuole che faccia avvicinare la carrozza al palazzo?