— Io! gridò l’intendente con una strana sollecitudine, no certamente; non sono stato io l’incaricato del sig. conte per pigliare una casa: prego il sig. conte a risovvenirsene bene, e ad interrogare i suoi ricordi.
— Ah! è giusto, disse Monte-Cristo; ora mi ricordo, ho letto quest’annunzio in un giornale, e mi sono lasciato sedurre dal titolo menzognero di Casa di campagna.
— Siete ancora in tempo, disse con vivacità Bertuccio, e se V. E. vuole incaricarmi di cercare un altro luogo, io gli troverò ciò che vi ha di meglio, sia ad Enghien, sia a Fontenay-aux-Roses, sia a Bellevue
— No, in fede mia, disse con trascuranza Monte-Cristo; poichè ho questa, la conserverò.
— Il signore ha ragione, disse prestamente il notaro che temeva di perdere le sue propine, questa è una graziosa proprietà: acque vive, boschi folti, abitazione aggradevole, quantunque abbandonata da lungo tempo, senza calcolare la mobilia, che, sebbene vecchia, ha del valore, particolarmente in oggi che si cercano le anticaglie. Perdono, ma credo bene che il sig. conte avrà il gusto della sua epoca.
— Dunque è conveniente? soggiunse Monte-Cristo.
— Ah signore, è ancora meglio, è magnifica.
— Presto! non ci lasciamo sfuggire l’occasione, disse Monte-Cristo. Il contratto sig. notaro? — Ed egli sottoscrisse sollecitamente dopo di aver data un’occhiata nella parte dell’atto ove stavano segnati i nomi dei proprietari, e la situazione della villa.
— Bertuccio, diss’egli, date 55 mila fr. al signore.
L’intendente uscì con passo mal fermo, e ritornò con un pacchetto di biglietti di banca che il notaro contò nel modo che fanno gli uomini che hanno l’abitudine di non ricevere il danaro che dopo la tara legale.