— Ah! ah! fece Monte-Cristo, il 1815 non fu ieri.

— No, signore, ciò non pertanto i più piccoli particolari mi sono talmente presenti al pensiero, come se ne fossimo soltanto alla dimane. Io aveva un fratello maggiore che era al servizio dell’imperatore. Egli era stato fatto sotto-tenente in un reggimento composto tutto di Corsi: era il mio unico amico, noi eravamo rimasti orfani egli a 18, io a 5 anni; e mi aveva allevato come se fossi stato un suo figlio. Egli si ammogliò nel 1814 sotto i Borboni; l’imperatore ritornò dall’isola d’Elba, e mio fratello riprese subito servizio; ferito leggermente a Waterloo, si ritirò coll’esercito dietro la Loira.

— Ma questa è la storia dei cento giorni che voi fate, Bertuccio, ed ella è già stata fatta, se non mi sbaglio.

— Scusatemi, eccellenza, ma questi primi particolari sono necessarii, e voi mi avete promesso d’essere paziente.

— Avanti! avanti! io non ho che una parola.

— Un giorno ricevemmo una lettera, bisogna dirvi che abitavamo nel piccolo villaggio di Rogliano, all’estremità del capo Corso: essa era di mio fratello il quale ne diceva, che l’esercito era stato licenziato, e che ei ritornava per Châteauroux, Clermont-Ferrand, le Puy, e Nimes, e che se avevo qualche danaro gliel facessi tenere a Nimes ad un albergatore di nostra conoscenza col quale aveva qualche relazione...

— Di contrabbandi, interruppe il conte.

— Eh! mio Dio! bisogna bene che tutti vivano.

— Certamente; continuate dunque.

— Io amava teneramente mio fratello, ve l’ho detto, per cui risolvetti di non inviargli il denaro, ma di portarlo io stesso. Possedevo un migliaio di fr., ne lasciai 500 ad Assunta, che tale era il nome di mia cognata; presi gli altri 500, e mi misi in viaggio per Nimes; questa era cosa facile, aveva la mia barca, un carico da fare per mare; tutto secondava il mio disegno. Ma, fatto il carico, il vento divenne contrario, di modo che stemmo tre o quattro giorni senza potere entrare nel Rodano. Finalmente vi riuscimmo; risaliti fino ad Arles, lasciai la barca fra Bellegarde e Beaucaire, e presi la via di Nimes; quest’era il momento in cui accadeva il famoso massacro del mezzogiorno. Due o tre briganti chiamati Trestaillon, Truphemy, e Graffan, scannavano sulle strade tutti quelli che credevano bonapartisti. Senza dubbio il sig. conte avrà inteso parlare di questi assassini.