Danglars profittò del momento di buona volontà di Caderousse per trascinarlo alla volta di Marsiglia; e per lasciare la strada più corta e più facile a Fernando, invece di ritornare per la riviera della Rive-Neuve, ritornò per la porta S. Victor. Caderousse lo seguì barcollando, stretto al suo braccio. Quando fu ad una ventina di passi, Danglars si voltò, e vide Fernando precipitarsi sul foglio che mise tosto in tasca, poi subito balzò fuori del pergolato e voltò dalla parte del Pillon.

— Ebbene, che fa dunque? disse Caderousse, egli ha mentito: ci ha detto che andava ai Catalani ed ha voltato dalla parte della città. Olà! Fernando, tu ti sbagli, mio giovinotto.

— Sei tu che vedi male, disse Danglars, egli segue direttamente la strada della Vieilles-Infirmeries.

— In verità? disse Caderousse. Eppure avrei giurato che ha voltato a destra!... il vino è un traditore.

— Andiamo, andiamo, mormorò Danglars: credo che l’affare sia ora bene incamminato e che altro non vi resta che lasciarlo progredire da sè.

V. — IL PRANZO DEGLI SPONSALI.

Il dì seguente fu un bel giorno. Il sole si alzò puro e rilucente, e i suoi primi raggi di un rosso purpureo screziavano di un bel color rubino le spumose cime delle onde. Il pranzo era stato preparato al primo piano di quella stessa Réserve col pergolato della quale abbiam di già fatto conoscenza. Era una gran sala illuminata da cinque o sei finestre al di sopra di ciascuna delle quali, (non si sa perchè) stava scritto il nome di una delle grandi città della Francia; una balaustrata di legno passava avanti e univa queste finestre. Quantunque il pranzo non fosse fissato che pel mezzogiorno, fin dall’undici del mattino questa balaustrata era sopraccaricata di persone che vi passeggiavano con impazienza. Erano i marinai privilegiati del Faraone e qualche soldato amico di Dantès. Tutti per fare onore al fidanzato erano vestiti dei loro migliori abiti. Correva voce fra i convitati che gli armatori del Faraone avrebbero onorato di lor presenza gli sponsali del loro secondo. Ma questo, a loro pensare, era un onore sì grande accordato a Dantès che nessuno osava crederci. Ciò non ostante Danglars che giungeva in compagnia di Caderousse, confermò a sua volta la notizia. La mattina aveva veduto lo stesso sig. Morrel, e questi lo aveva assicurato che sarebbe venuto a pranzo alla Rèserve. Difatti pochi momenti dopo, il sig. Morrel fece il suo ingresso nella sala e fu salutato dai marinai del Faraone con un hourrah di unanimi applausi. La presenza dell’armatore era per essi una conferma della voce che già correva, che Dantès sarebbe nominato capitano; e siccome Dantès era molto amato dalla ciurma, così questa brava gente ringraziava in tal modo l’armatore, che, per caso, l’elezione del capo era una volta in armonia coi desideri dei subordinati. Appena entrato il signor Morrel, unanimamente furono incaricati Danglars e Caderousse di andare incontro ai fidanzati, prevenirli dell’arrivo del personaggio importante, la cui venuta aveva prodotto sì forte impressione, e dir loro che si sollecitassero. Danglars e Caderousse partirono a tutta corsa; ma non ebbero fatto cento passi che all’altezza del magazzino a polvere scorsero la piccola compagnia che veniva alla loro volta: essa componevasi di quattro giovinette amiche di Mercedès, catalane come essa, che accompagnavano la fidanzata cui Edmondo dava braccio. Vicino alla futura sposa camminava il vecchio Dantès, e dietro loro veniva con sinistro sogghigno Fernando; i poveri giovinotti erano così felici, che non vedevano che sè soli ed il bel cielo che li benediva. Danglars e Caderousse disimpegnarono la loro missione di ambasciatori: quindi dopo avere cambiata con Edmondo una stretta di mano ben vigorosa ed amichevole, Danglars prese posto vicino a Fernando, Caderousse si mise in fila accanto del padre di Dantès, centro dell’attenzione generale. Il vecchio era vestito del suo bell’abito di taffettà mischio, guernito di larghi bottoni di acciaio tagliati a faccette. Le sue gambe sottili, ma nerborute, erano ricoperte da un magnifico paio di calze di cotone frastagliato, puzzanti un poco di contrabbando inglese. Dal suo cappello a tre pizzi pendeva una fettuccia bianca e turchina: finalmente egli si appoggiava sur un bastone di legno tornito e ricurvo in alto come il pedum degli antichi. Si sarebbe detto uno di quei zerbinotti che facevano nel 1796 la loro parata, nei giardini nuovamente riaperti del Lussemburgo, e delle Tuglierie. Vicino a lui, come si è detto, si era introdotto Caderousse che la speranza di un buon pranzo aveva riconciliato con Dantès, Caderousse al quale restava nella mente una vaga memoria di ciò che era accaduto nel giorno innanzi, come quando allo svegliarsi il mattino si trova nel proprio spirito l’ombra del sonno che si è fatto la notte. Danglars nell’avvicinarsi a Fernando aveva gettato sull’amante spregiato uno sguardo profondo. Fernando camminava dietro ai fidanzati, completamente dimenticato da Mercedès la quale con quell’egoismo giovanile e caro dell’amore, non aveva occhi per altri che per Edmondo; Fernando era pallido, poi rosso a tratti istantanei, che scomparivano per dar posto ciascuna volta ad un pallore sempre più crescente. A quando a quando volgeva uno sguardo verso Marsiglia, ed allora un tremito nervoso ed involontario gli scorreva per tutte le membra. Fernando sembrava attendere o per lo meno prevedere un qualche grande avvenimento. Dantès era vestito con semplicità, appartenendo alla marina mercantile, aveva un abito che teneva il mezzo fra l’uniforme militare ed il costume borghese, e sotto questo abito il suo portamento che veniva riscaldato ancora dalla gioia e dalla bellezza della sua fidanzata era superbo. Mercedès era bella come una di quelle greche di Cipro o di Cèos dagli occhi d’ebano e dalle labbra di corallo. Essa camminava col passo franco e libero delle Andaluse. Una cittadina avrebbe forse cercato di nascondere la sua gioia sotto un velo o almeno sotto il velluto delle sue palpebre; ma Mercedès sorrideva e guardava tutto ciò che la circondava, e il suo sorriso ed il suo sguardo dicevano francamente quanto avrebbero potuto dire le sue parole: «Se voi siete amici rallegratevi meco, poichè in verità io sono molto felice». Dal momento che i fidanzati e coloro che gli accompagnavano furono alle viste della Rèserve, Morrel discese, e s’avanzò anch’egli verso di loro, seguito dai marinari e dai soldati coi quali era rimasto ed a cui aveva rinnovato la promessa, già fatta a Dantès, ch’egli sarebbe succeduto al Capitano Leclerc. Edmondo vedendolo venire lasciò il braccio della sua fidanzata e lo passò sotto a quello di Morrel. L’armatore e la giovinetta dettero allora l’esempio e salirono pei primi la scala di legno che metteva alla camera ove era preparato il pranzo, che cigolò per cinque minuti sotto i pesanti passi dei convitati. — Padre mio, disse Mercedès, fermandosi alla metà della tavola, voi starete alla mia destra, alla sinistra vi porrò quello che fin qui mi ha fatto da fratello, e lo disse con dolcezza tale, che penetrò nel più profondo del cuore di Fernando a guisa di un colpo di pugnale.

Le sue labbra s’incresparono e sotto la tinta livida del suo viso maschile, si potè ancora vedere una volta il sangue ritirarsi a poco a poco, per affluire al cuore. Durante questo tempo Dantès aveva eseguita la stessa manovra; alla sua destra avea posto Morrel, alla sua sinistra Danglars; quindi aveva fatto segno colla mano che ciascuno prendesse posto a suo piacere. Di già circolavano intorno alla tavola i salami di Arles colle carni brune e affumicate, le raguste ricoperte della loro rosea corazza, i ricci di mare che sembravano castagne circondate dalla loro scorza spinosa, le cappe, che hanno l’orgoglio di rimpiazzare con superiorità, presso i ghiottoni del mezzo giorno, le ostriche del nord; finalmente tutti quei crostacei, che i flutti gettano sulla riva sabbiosa e che i pescatori riconoscenti designano col nome generico di frutti di mare.

— Bel silenzio! disse il vecchio assaggiando un bicchiere di vino giallo come il topazio, che il papà Panfilo in persona aveva portato avanti a Mercedès; si direbbe che qui vi sono trenta persone che non desiderano altro che di ridere?

— Eh! un marito non è sempre allegro, disse Caderousse.