Tutta la scena del giorno avanti si presentò allora a Caderousse con una spaventevole chiarezza. Si sarebbe detto che la catastrofe alzava il velo che l’ubriachezza del giorno innanzi aveva posto fra lui e la sua memoria.

— Oh! oh! diss’egli con voce rauca, sarebbe questa la conseguenza dello scherzo di cui parlavate ieri, Danglars? In questo caso guai a chi l’avesse fatto, perchè è ben triste!

— Niente affatto, rispose Danglars, tu sai bene che al contrario io ho lacerato il foglio.

— Tu non l’hai lacerato, gridò Caderousse, l’hai maltrattato e gettato in un angolo, ecco tutto.

— Taci, tu non hai veduto nulla, eri ubbriaco.

— Ov’è Fernando? domandò Caderousse.

— E che so io! rispose Danglars, sarà pei fatti suoi probabilmente. Ma invece di occuparci di ciò, andiamo piuttosto a portare qualche consolazione a questi poveri afflitti.

Infatti, durante questa conversazione Dantès, aveva stretta la mano sorridendo ai suoi amici, e si era costituito prigioniero dicendo: — Siate tranquilli, ben presto si spiegherà l’errore, e probabilmente non andrò neppur fino alla prigione.

— Oh! sì certamente, io ne risponderei, disse Danglars che in questo momento si avvicinava, come abbiam detto, al gruppo principale.

Dantès discese la scala preceduto dal commissario di polizia, e circondato dai soldati. Una carrozza il cui sportello era aperto aspettava alla porta: egli vi salì, due soldati ed il commissario di polizia salirono dopo di lui. Lo sportello si chiuse, e la carrozza riprese la strada di Marsiglia.