— E voi conoscete quest’uomo? chiese Emmanuele.
— Oh! se lo conoscete, gridò Giulia, dite, dite, potete guidarci a lui, mostrarcelo, dirci dov’è? Dite dunque, Massimiliano, dite dunque, Emmanuele, se lo ritrovassimo bisognerebbe bene che egli credesse alla memoria del cuore.
Monte-Cristo sentì due lagrime cadergli dagli occhi, fece ancora qualche passo nel salotto.
— In nome del cielo, signore, disse Massimiliano, se sapete qualche cosa di quest’uomo, diteci ciò che sapete.
— Ahimè! disse Monte-Cristo comprimendo l’emozione della sua voce, se il vostro benefattore, è lord Wilmore, temo che non lo ritroverete mai. Io l’ho lasciato due o tre anni fa a Palermo; ed egli partiva per paesi tanto favolosi, che dubito che non ritorni più.
— Ah! signore, siete crudele, gridò Giulia con spavento. E le lagrime discesero dagli occhi della giovine sposa.
— Signora, disse con gravità Monte-Cristo divorando collo sguardo le due perle liquide che scorrevano sulla guancia di Giulia, se lord Wilmore avesse veduto ciò che vedo io qui, egli amerebbe ancora la vita, perchè le lagrime che voi versate lo rappacificherebbero col genere umano. — E stese la mano a Giulia che gli presentò la sua, trascinata com’era dallo sguardo e dall’accento del conte.
— Ma questo lord Wilmore, diss’ella, riattaccandosi ad un’ultima speranza, aveva un paese, una famiglia, dei parenti, infine era conosciuto? e non potressimo?...
— Oh! non cercate niente, signora, disse il conte, non fabbricate dolci chimere sopra queste parole che io mi sono lasciato sfuggire. No, lord Wilmore probabilmente non è l’uomo che cercate, egli era mio amico, conosceva tutti i suoi segreti, e non mi ha raccontato mai niente di tutto ciò.
— Non vi ha mai detto niente di tutto ciò? gridò Giulia.