— Quale lord Ruthwen? — Il mostro, il vampiro, quello del teatro Argentina. — Davvero, gridò la contessa egli è dunque qui? — Precisamente. — E voi lo vedete, lo ricevete, andate da lui. — Egli è mio amico intimo, ed anche il sig. di Château-Renaud ha l’onore di conoscerlo.
— Ma che cosa può farvi credere che sia il vincitore?
— Il suo cavallo inscritto sotto il nome di Vampa.
— Ebbene avanti. — Non vi ricordate il nome di quel famoso bandito che mi fece prigioniero? — Ah! è vero.
— E dalle mani del quale, il conte mi cavò miracolosamente? — È un fatto.
— Egli si chiamava Vampa, vedete bene che è lui.
— Ma perchè ha inviata questa coppa a me?
— Primieramente sig.ª contessa, perchè gli aveva parlato molto di voi, come potete ben crederlo, secondo perchè sarà rimasto soddisfatto di aver qui ritrovato una compatriotta, e contento dell’interessamento che questa compatriotta prendeva per lui.
— Spero bene che non gli avrete mai raccontate le pazzie che si sono dette sul conto suo? — In fede mia non lo giurerei, e questo modo d’offrirvi la coppa sotto il nome di lord Ruthwen.... — Ma è orribile, l’avrà con me mortalmente! — Il suo procedere è quello di un nemico?
— No, lo confesso. — Ebbene! — Dunque egli è a Parigi?