«L’altra camera situata vicino alla biblioteca, era una camera da dormire. Un letto senza tende, quattro sedie, ed un canapè di velluto d’Utrecht giallone, ne formavano con un inginocchiatoio tutto il mobilio.

«Quanto a lord Wilmore, abitava strada Fontaine-Saint-George. Era uno di quegli inglesi toristi, che mangiano tutta la loro fortuna in viaggi: prendeva in fitto e mobigliato l’appartamento in cui abitava, e nel quale passava solo due ore del giorno, e vi dormiva raramente. Una delle sue manie era di non volere assolutamente parlare la lingua francese, che però scriveva, assicuravasi, con molta purezza».

La dimane del giorno in cui erano giunte queste preziose informazioni al procuratore del re, un uomo, che discendeva di carrozza all’angolo della strada Férou, venne a bussare ad una piccola porta tinta di verde oliva, e domandò dell’abate Busoni.

— L’abate è uscito fin da questa mattina, rispose il cameriere.

— Potrei non contentarmi di questa risposta, disse il visitatore, poichè vengo per parte di una persona, per la quale si è sempre in casa. Ma vogliate rimettere all’abate Busoni...

— Vi ho già detto che non c’è, riprese il cameriere.

— Allora, quando ritornerà, consegnategli questa carta e questo foglio sigillato. Questa sera alle otto il sig. abate sarà in casa?

— Oh! senza dubbio, a meno che non sia occupato nei suoi lavori, perchè allora è lo stesso che se fosse uscito.

— Ritornerò dunque questa sera nell’ora convenuta, riprese il visitatore; e si ritirò. — Infatto all’ora indicata, lo stesso uomo ritornò nella stessa carrozza, ma questa volta, invece di fermarsi all’angolo della strada Férou, si fermò davanti alla porta verde. Bussò, gli fu aperto, ed entrò.

Ai segni di rispetto di cui fu prodigo il cameriere verso di lui, comprese che la lettera aveva fatto l’effetto desiderato. — Il sig. abate è in casa?