— All’amico soltanto in questo momento; i rapporti fra i sintomi del tetano e quelli dell’avvelenamento colle sostanze vegetabili sono talmente identici, che se mi bisognasse firmare quant’io vi dico, vi dichiaro che esiterei. Per cui ve lo ripeto, non è al magistrato ch’io parlo, ma all’amico. Ebbene! dico all’amico; «Nei tre quarti d’ora che ha durato, ho studiata l’agonia, le convulsioni, e la morte della sig.ª di Saint-Méran; e nella mia convinzione, non solo ella è morta avvelenata, ma direi pure, qual veleno l’ha uccisa.»
— Signore! signore!
— Tutto v’era, sonnolenza interrotta da crisi nervose, sopraeccitazione del cervello. La sig.ª di Saint-Méran è morta per una dose violenta di brucnina o di stricnina che senza dubbio per caso, o forse per errore le è stata ministrata.
Villefort afferrò la mano del dottore: — Oh! è impossibile, diss’egli, sogno, mio Dio! sogno! È spaventoso il sentire simili cose da un uomo come voi! In nome del cielo, ve ne supplico, caro dottore, ditemi che potete esservi sbagliato.
— Senza dubbio lo posso, ma... non lo credo.
— Dottore, abbiate pietà di me; da qualche giorno mi accadono cose tanto inaudite, che credo alla possibilità di diventar pazzo.
— La sig.ª di Saint-Méran è stata visitata da altro medico?
— Da nessuno. — È stata presa alla spezieria altra ricetta che non mi sia stata fatta vedere? — Nessuna.
— Aveva qualche nemico? — Non le ne conosco alcuno.
— V’è qualcuno che abbia premura della sua morte?