— Volete che vada a cercarla? domandò Villefort.

— No, restate qui, e procurate di far bere al malato il restante di questo bicchier d’acqua. — Ma questa limonata...

— Vi vado io stesso. — D’Avrigny fece un salto, aprì la porta, si slanciò dalle scale, e poco mancò che non rovesciasse la sig.ª de Villefort, che pur discendeva in cucina.

Ella mandò un grido. D’Avrigny non vi fece neppure attenzione, trasportato come era dalla possanza di una sola idea; saltò i tre o quattro ultimi scalini, e scoperse la bottiglia per tre quarti vuota sulla sua sottocoppa.

Vi piombò sopra, come un’aquila sulla sua preda.

Anelante, risalì al pian terreno, e rientrò nella camera.

La sig.ª de Villefort risaliva lentamente la scala che conduceva da lei. — Era veramente questa bottiglia quella che era qui? domandò d’Avrigny. — Sì, signor dottore.

— Questa limonata è la stessa che avete bevuta?

— Lo credo.

— Che gusto ci avete sentito? — Un gusto amaro.