— L’appetito viene mangiando, disse Caderousse mostrando i denti come una scimia quando ride, e come una tigre quando ruggisce. Così, aggiunse egli troncando con questi medesimi denti, bianchi ed acuti ad onta dell’età, un’enorme boccata di pane, ho stabilito il mio disegno.
I disegni di Caderousse spaventavano Andrea ancora più delle sue idee; le idee non erano che il germe, il disegno era la realizzazione.
— Vediamo questo disegno, diss’egli, dev’esser bello!
— E perchè no? il disegno mercè il quale abbiam lasciato lo stabilimento del sig. Chose, da chi veniva, hein? da me, suppongo: non era cattivo, mi sembra, perchè eccoci qua.
— Io non dico, riprese Andrea, che qualche volta non ne abbia dei buoni; ma in fine vediamo la tua idea.
— Vediamo, proseguì Caderousse, puoi tu, tu, senza sborsare un soldo, farmi avere un 15 mila fr.?... No, non è abbastanza 15 mila fr. non posso ritornare un uomo onesto per meno di trenta mila fr.
— No, rispose seccamente Andrea, no, non lo posso.
— Tu non mi hai capito, a quanto sembra, rispose freddamente Caderousse con aspetto tranquillo: ti ho detto, senza sborsare un soldo.
— Tu certamente non vorrai che io rubi, per guastare tutto il mio affare, e col mio anche il tuo, e perchè abbiano poi a ricondurci laggiù?
— Oh! io, disse Caderousse, per me, è lo stesso che mi riprendano, o no; ho un corpo furbo, un corpo particolare, mi annoio qualche volta perfino dei miei camerati; non sono come te, uomo senza cuore, che non vorresti rivederli più!