«Ecco, disse poi.
«Stupendo! e siete in buonissimo stato, Porthos!
«Io intesi a parlare, disse questi, di un certo Milone da Crotona che faceva cose straordinarissime, come stringersi la fronte con una fune e farla andar in pezzi, ammazzare un bue con un pugno e portarlo a casa sulle spalle, fermare un cavallo dalle zampe di dietro, ec.; mi sentii raccontare tutte queste prodezze a Pierrefonds, e feci quanto esso faceva, meno che rompere la fune col gonfiarmi le tempie.
«Egli è che la vostra forza non istà nella testa, rispose d’Artagnan.
«No, è nelle braccia e nelle spalle, replicò semplicemente Porthos.
«Ebbene, accostiamoci alla finestra, e valetevi della vostra forza per distaccarne un ferro. Aspettate ch’io spenga il lume».
Porthos si avvicinò alla finestra, prese colle due mani uno dei ferri, e vi si aggrappò, lo tirò a sè, e lo fe’ piegare come un arco, a segno che le due cime uscirono dall’alveola di pietra dove le teneva conficcate da trent’anni la calcina.
«Ecco ciò che non sarebbe riuscito al ministro, disse d’Artagnan, benchè sia un uomo di genio.
«Ne ho da levar degli altri? domandò Porthos.
«No; questo è sufficiente: ormai può passarvi un uomo».