Questi diresse il proprio cavallo inverso loro, mentre d’Artagnan per prudenza facevasi indietro; bensì dal modo con cui l’uffiziale a piedi e quello a cavallo si levarono il cappello, ei si accorse che lo avevano ravvisato.

«Bravo Guitaut! disse il ministro al cavalcante, vedo che ad onta de’ vostri sessantaquattro anni siete sempre lo stesso, svelto ed affezionato. Che dite voi a quel giovane?

«Monsignore, rispose Guitaut, gli dicevo che vivevamo in un’epoca singolare, e che la giornata d’oggi somigliava di molto ad una di quelle della lega che vidi nella mia gioventù. Sapete che nelle strade di San Dionigi e San Martino non si discorre di meno che di fare delle barricate?

«E che vi replicava Comminges, caro Guitaut?

«Monsignore, soggiunse Comminges, rispondevo che per fare una lega mancava loro soltanto una cosa, la quale mi sembrava essenziale, cioè un duca di Guise; d’altronde non si fa due volte la medesima cosa.

«No, ripicchiò Guitaut, ma faranno una Fronda, come e’ la chiamano.

«Ch’è mai una Fronda? domandò Mazzarino.

«È il nome che danno al loro partito.

«E d’onde viene codesto nome?

«Pare che giorni sono il consigliere Bachaumont dicesse in Palazzo che tutti i facitori di sommosse somigliavano agli scolari, che sparlavano nei fossi di Parigi, e si disperdevano al vedere il luogotenente civile, per riunirsi da capo dopo ch’esso era passato. Allora hanno preso al balzo il termine fronder (sparlare) conforme fecero i gueux a Brusselles, e si sono chiamati Frondeurs. Ieri e oggi tutto era ad uso Fronde: panni, cappelli, guanti, manicotti, ventagli.... e poi, sentite:»