«Ohimè! oggidì l’amore è come la guerra, e l’usbergo gli è divenuto inutile».
Nel momento entrava Raolo; veniva ad annunciare come il conte di Guiche suo amico lo aveva allora avvertito che alla domane avrebbe luogo l’ingresso solenne del re, della regina e del ministro.
E in fatti, alla domane all’alba la corte fece tutti i suoi preparativi onde abbandonare San Germano.
Sin dalla sera avanti la regina aveva chiamato a sè d’Artagnan.
«Signore, gli aveva detto, mi assicurano che Parigi non è quieta; temo per il re: ponetevi accanto allo sportello a destra.
«Vostra Maestà stia pur tranquilla, disse d’Artagnan, rispondo io per il re».
E salutata la sovrana, uscì.
In quel punto Bernouin si fece ad avvisarlo che il ministro lo attendeva per oggetti importanti.
Egli si recò tosto dal ministro.
Il quale gli parlò così: