Ad ognuna di codeste rotture, fatta però con buona intenzione, provenendo dal desiderio che avevano i Parigini di rivedere il lor re e la loro regina, dei quali erano privi da un anno, la sovrana guardava inquieta d’Artagnan, e questi con un sorriso la riconfortava.
Mazzarino, che aveva speso un migliajo di scudi per fare strillare: «Evviva Mazzarino!» e non valutava gli strilli uditi a una ventina di doppie, adocchiava pur inquieto Porthos; ma la gigantesca guardia del corpo rispondeva all’occhiatina con una voce tanto sonora: «State tranquillo monsignore» che monsignore cominciava a tranquillarsi.
Arrivati al Palazzo Reale, trovarono anche maggior folla; essa era accorsa sulla piazza di tutte le strade adjacenti, e si vedeva alla guisa di un largo fiume agitato, tutta quella calca che veniva incontro al cocchio, e tumultuosamente traboccava nella via sant’Onorato.
Quando e’ furono sulla piazza echeggiarono grida clamorosissime di «Viva le Loro Maestà!» Mazzarino si chinò un poco in fuori da’ cristalli; salutarono la sua comparsa due o tre gridi di «Viva il ministro!» ma quasi subito una scarica di fischiate le soffocò spietatamente. Mazzarino impallidito si cacciò dentro colla massima fretta.
«Birbanti!» borbottò Porthos.
D’Artagnan non disse nulla, ma si arricciò i baffi con un gesto particolare, il qual significava che gli si cominciava a riscaldare la bile da Guascone.
Anna si chinò verso il giovanetto re, e gli disse all’orecchio:
«Figliuolo, fate un gesto grazioso e dite qualche parolina al signor d’Artagnan».
Onde il re abbassatosi allo sportello:
«Signor d’Artagnan, non vi ho ancora dato il buon giorno, eppure vi ho riconosciuto benissimo; siete voi ch’eravate dietro alle cortine del mio letto in quella notte che i Parigini vollero vedermi dormire.