«Largo, corpo di Diana! egli urlò, largo! largo!»

A quella voce, l’uomo della pistola e della spada alzò la testa; ma era già tardi, chè d’Artagnan avea data la botta, e la sua draghinassa gli aveva già attraversato il petto.

«Ah, caspita! esclamò d’Artagnan, tentando, ma non più a tempo, di trattenere il colpo, conte, e che diavolo venivate a fare qua?

«A compiere il mio destino, rispose Rochefort cadendo con un ginocchio in terra, son già scapolato da tre colpi della vostra spada, ma non così mi riuscirà dal quarto.

«Conte, disse d’Artagnan con una qualche emozione, ho percosso senza sapere che foste voi; mi dorrebbe, se morite, che moriste con sentimento d’odio per me».

Rochefort gli porse la destra; voleva parlare, ed il sangue corsogli alla bocca gli tolse la parola; s’irrigidì in una convulsione, e spirò.

«Indietro, canaglia! urlò il Guascone, il vostro capo è morto, e qui voi altri non avete più che fare».

E realmente, come se il conte di Rochefort fosse stata l’anima dell’attacco che rivolgevasi dalla parte della carrozza del re, tutta la folla che lo avea seguitato e che gli obbediva si diede alla fuga al mirar la sua caduta. D’Artagnan mandò una carica con una ventina di moschettieri nella contrada del Gallo, e quella porzione d’insorti si dileguò come un fumo disperdendosi su la piazza di San Germano l’Auxerrois, e poi scappando giù pei ponti.

D’Artagnan tornò addietro per dar soccorso a Porthos ove ne abbisognasse; ma Porthos dal lato suo aveva lavorato con minor coscienza di lui. Il lato sinistro della vettura era sgombrato a pari del destro, e si rialzava la stuoja dello sporto, che Mazzarino non tanto bellicoso quanto il re avea fatto calare.

Porthos sembrava malinconico.