«Maestà, replicò d’Artagnan, la strada è libera; la Maestà Vostra può proseguire il tragitto».
Tutto il seguito arrivò senz’altri inconvenienti a Nostra Donna, ove sotto al loggiato della porta maggiore, il clero intero, col Coadjutore alla testa, attendeva il re, la regina ed il ministro, pel beato ritorno di cui dovevasi cantare il Te Deum.
Durante il servigio religioso, e verso l’istante che questo si avvicinava alla fine, entrò un biricchino in chiesa, tutto ansante, corse alla sagrestia, si vestì presto presto da cantore, e mercè la rispettabile uniforme indossata, passando fra mezzo alla calca che riempieva il tempio, si accostò a Bazin, il quale colla sua cappa turchina, e con la mazza di balena guernita di argento in mano, stava gravemente impettito di faccia allo svizzero all’ingresso del coro.
Bazin si sentì tirare per la manica. Abbassò verso il suolo gli occhi divotamente alzati al cielo, e riconobbe Friquet.
«Ebbene, sguajato! disse il bidello, che v’è egli per osar disturbarmi nell’esercizio delle mie funzioni?
«Signor Bazin, e’ v’è che il signor Maillard.... sapete pure, quello che dava l’acqua benedetta in sant’Eustachio....»
«Sì.... e poi?...
«Gua’! nella barabuffa ha avuto una botta di spada.... e gliel’ha data quel gigantone là, che voi vedete tutto ricami sulle cuciture.
«Sì sì.... oh! allora, deve star male davvero!
«Tanto male, ch’è per morire, e avanti di morire vorrebbe confessarsi al signor Coadjutore, che dicono abbia potere di assolvere dai peccati grossi.