L’accattone gli aveva mantenuta la parola facendolo erede.

«Ah! mamma mia! ah mamma Biagia!» esclamò Friquet.

Non potè profferire altro, ma la forza mancatagli per parlare gli rimase per agire. Si diede verso la strada a una corsa disperata, e come il Greco di Maratona che cadeva sulla piazza di Atene con l’alloro in mano, egli arrivò sulla soglia del consigliere Broussel, ed arrivato cadde sul pavimento, spargendo su questo i luigi che straboccavano dal sacco.

La Biagia cominciò dal tirar su le monete, e poi tirò su il figliuolo.

Frattanto il corteggio entrava nel Palazzo Reale.

«È un uomo molto prode, madre mia, quel signor d’Artagnan, disse il giovine re.

«Sì, figlio mio, e rese grandi servigi a vostro padre: sicchè all’avvenire abbiategli riguardo.

«Signor capitano, disse smontando il piccolo re a d’Artagnan, la regina m’incarica d’invitarvi a pranzo per oggi, voi ed il vostro amico barone du Vallon».

Era questo un grande onore pei due gentiluomini, e quindi Porthos ne fu soddisfattissimo; ma non ostante, in tutta la durata del pasto si mostrò assai pensieroso.

«Che cosa avevate, barone? gli domandò d’Artagnan scendendo le scale del Palazzo Reale, a tavola, avevate la cera pensierosa.