«Eh sì, rispose Aramis, a Parigi nulla vi è da far più tosto che non v’ha più Fronda. Madama di Longueville mi ha invitato a andar a passare alcuni giorni in Normandia, ed intanto che si battezzi il suo figliuolo mi ha incaricato di andare a farle apparecchiare la casa a Rouen. Vo ad eseguire questa incombenza; di poi, se non v’è niente di nuovo, tornerò a seppellirmi nel convento di Noisy-le-Sec.

«Ed io, fece Athos, me ne vo da capo a Bragelonne. Lo sapete pure, caro d’Artagnan, oramai non son altro che un bravo e buon campagnuolo; Raolo non ha altro patrimonio che il mio; poveretto! e di questo bisogna ch’io abbia cura, poichè in certo modo sono soltanto un prestanome.

«E di Raolo, che ne fate?

«Ve lo lascio, amico mio. Va a farsi la guerra in Fiandra, voi lo condurrete: temo che il soggiorno di Blois sia pernicioso alla giovane sua testa. Guidatelo, ed insegnategli ad esser prode e leale come voi.

«Io dunque, disse d’Artagnan, non vi avrò più meco, Athos, ma almeno avrò quella cara testina bionda; e sebbene sia solamente un fanciullo, siccome in lui rivive intera l’anima vostra, crederò sempre di avervi vicino, ad accompagnarmi e a sostenermi».

I quattro amici si abbracciarono con le lacrime agli occhi, e si separarono senza sapere se mai si rivedrebbero.

D’Artagnan tornò in via Tiquetonne, con Porthos sempre pensoso e intento a ricercare chi fosse colui ch’egli aveva ucciso. Arrivati davanti all’albergo del Granchio, videro pronte le carrozze del barone, e Mousqueton in sella.

«A voi, d’Artagnan, disse Porthos, lasciate via la spada, e venite meco a Pierrefonds, a Bracieux o a du Vallon: invecchieremo insieme favellando dei nostri camerati.

«No, disse d’Artagnan, sta per aprirsi la campagna, ed io voglio esservi; spero di guadagnarci qualche cosa!

«E che sperate di diventare?