«E la mezza lega è alla lunga? chè nel nostro bel paese di Francia vi sono leghe e leghe!
«Dieci minuti di cammino, signore, per le zampe sottili del vostro cavallo».
D’Artagnan ringraziò il boaro e diede di sprone. Indi, turbato a suo malgrado dall’idea di rivedere quell’uomo singolare che tanto lo aveva amato, che tanto aveva contribuito coi consigli e con l’esempio alla sua educazione di gentiluomo, rallentò un poco il passo, e continuò ad avanzarsi, china la testa a modo di un gran pensatore.
Planchet pure aveva trovato nell’incontro e nell’attitudine di quel villico materia a gravi riflessioni. Giammai, nè in Normandia, nè nella Franche-Comté, nè in Artois, nè in Piccardia, contrade da esso particolarmente abitate, non aveva veduto presso i campagnuoli quel contegno disinvolto, l’aspetto civile, la favella purissima. Era quasi tentato di credere di essersi imbattuto in qualche gentiluomo al pari di lui della Fronda, che per causa politica fosse costretto a pari suo a travestirsi.
In breve, alla svolta, apparve agli occhi de’ nostri viandanti, e secondo aveva avvertito il bifolco, il castello di La Vallière, e poscia ad un quarto di lega circa la casa bianca contornata da’ sicomori si mostrò sul campo di un folto gruppo di alberi che la primavera impolverava con una neve di fiori.
A tal vista d’Artagnan, il quale per solito poco si comuoveva, sentiva uno strano dubbio penetrargli nel cuore, tanto potenti sono in tutto il corso della vita quelle rimembranze di gioventù. Planchet, che non aveva gli stessi motivi d’impressione, sbigottito dal mirare il suo padrone così agitato, guardava a vicenda e l’abitazione e il tenente.
Quest’ultimo mosse ancora alcuni passi innanzi, e si trovò di faccia ad un cancello lavorato con tutto il gusto di quell’epoca.
Dal cancello si scorgevano degli orti mantenuti con la massima cura, un cortile assai spazioso in cui battevano i piedi impazienti varj cavalli scossi, retti da servi con diverse livree, ed una carrozza alla quale erano attaccati due cavalli.
«O facciamo sbaglio, o colui ci ha ingannati, disse d’Artagnan; non può essere che colà abiti Athos. Dio mio! fosse morto? il podere appartenesse a qualcuno del suo nome? Smonta, Planchet, e va ad informarti; per me confesso che non ne ho coraggio».
Planchet smontò.