Sicchè il duca, quando si svegliò, fece tanti sforzi per mantenersi desto quanti ne aveva fatti per addormentarsi, e la Ramée, nell’entrare, lo trovò sì pallido e affaticato che gli domandò se era ammalato.
«Difatti, disse uno dei guardiani, il quale era rimasto in camera e non avea potuto riposare a motivo di un mal di denti prodottogli dall’umidità. Sua Altezza ha avuto una nottata agitatissima, e due o tre volte sognando ha chiamato ajuto.
«Che cos’ha Vostra Altezza? chiese la Ramée.
«Eh scimunito! sei tu, che con le tue cianciafruscole di fuga, jeri mi rompesti il capo, e sei causa ch’io abbia sognato che scappavo, e scappando mi rompevo il collo».
La Ramée rise come un matto.
«Vedete, monsignore, rispose, questo è un avvertimento del cielo; sicchè spero che non commetterete mai simili imprudenze altro che in sogno.
«E avete ragione, mio caro, disse il duca asciugandosi il sudore che tuttavia gli colava dalla fronte, non voglio più pensare che a mangiare e bere....
«Zitto!» fece la Ramée.
Ed allontanò uno ad uno i guardiani con frivoli pretesti.
«Ebbene? domandò il principe quando furono soli.