«Or bene, ecco come fu. Una sera, dopo una gozzoviglia da Reinard alle Tuilerie con il duca d’Harcourt, Fontrailles, de Rieux ed altri, il duca d’Harcourt propose di andare a rubare i pastrani sul Ponte-Nuovo.... lo sapete, è un divertimento messo in gran moda dal signor duca d’Orleans.

«Eravate pazzo, Rochefort? alla vostra età!

«No, era ubriaco; eppure siccome il divertimento mi sembrava mediocre, progettai al cavaliere de Rieux d’essere spettatori invece che attori, e per vedere la scena dal prim’ordine salire sul cavallo di bronzo. Detto e fatto. Mediante gli sproni che ci servivano di staffe, in un attimo fummo in groppa. Stavamo a meraviglia, vedevamo egregiamente. Erano già stati portati via quattro o cinque ferraiuoli con destrezza impareggiabile e senza che gli spogliati osassero nemmeno fiatare, ed ecco che non so quale imbecille, meno sofferente degli altri, si mette a gridare: pattuglia! e ci richiama a ridosso una brigata di arcieri. Il duca d’Harcourt, Fontrailles e gli altri scappano. De Rieux vuol fare lo stesso. Io lo trattengo, assicurandolo che nessuno verrà a scovarci dove siamo. Egli non mi dà retta e pone il piede sullo sprone per scendere, questo si rompe, egli cade, si rompe una gamba, e invece di stare zitto piglia ad urlare come un indiavolato. Tento di saltare anch’io. Era però troppo tardi, e salto nelle braccia degli arcieri, i quali mi conducono al Castelletto, e là mi addormento ben e meglio certissimo di uscirne all’indomani. Passa l’indomani, il posdomani e otto giorni. Scrivo al ministro. Nel giorno stesso vengono a prendermi, e mi portano alla Bastiglia. Ci sono da cinque anni. Supponete che sia per aver commesso il sacrilegio di montare in groppa dietro ad Enrico IV?

«No, avete ragione, mio caro Rochefort, non può essere per questo, ma ora probabilmente siete prossimo a sapere il perchè.

«Ah sì! giusto, mi dimenticavo di domandarvelo; dove mi conducete?

«Dal ministro.

«Che vuol egli da me?

«Non lo so, poichè ignoravo persino di venire a cercar voi.

«È impossibile! voi, un favorito!

«Io favorito? ah! mio povero conte, sono più cadetto di Guascogna che quando vi vidi a Meung, vi ricorderete, ohimè! più di venti anni fa».