«Sì: supponete.... là! che il mio maestro di casa Noirmont abbia trattato l’acquisto della bottega di maestro Marteau....

«Ebbene? chiese la Ramée tremando.

«Ebbene, la Ramée ch’è un ghiottone, vede i suoi pasticci, gli sembrano migliori di quelli de’ suoi antecessori, e mi esibisce di farmeli assaggiare; io accetto, col patto ch’egli li provi insieme con me; la Ramée per esser più libero allontana i guardiani e non trattiene se non Grimaud per servirci; Grimaud è l’uomo datomi da un mio amico, il servo col quale io m’intendo e pronto a secondarmi in tutto; il momento della mia fuga è stabilito per sette ore. Ed io a sette ore meno pochi minuti....

«A sette ore meno pochi minuti? ripetè la Ramée, a cui cominciava a bagnarsi di sudore la fronte.

«A quel punto, ripigliò a dire il duca unendo l’atto alle parole, tolgo via la crosta al pasticcio; vi trovo due pugnali, una scala di corde e una sbarra; metto uno dei pugnali sul petto a la Ramée, e gli dico: Caro mio, me ne dispiace, ma se tu fai un gesto, se dai un grido, sei morto!»

Come indicavamo or dianzi, il signor di Beaufort univa l’azione alla favella; stava in piedi accanto a la Ramée, e gli posava la punta dell’arme sul seno con tale accento che non permetteva a costui di aver il menomo dubbio in quanto alle sue intenzioni.

Frattanto Grimaud, sempre mutolo, levava dal pasticcio l’altra arme, la scala e la pera di angoscia.

La Ramée aveva osservato ognuno di quegli oggetti con il più fiero terrore.

«Oh monsignore! esclamò guardando il duca in atto di tanta stupefazione che lo avrebbe fatto scoppiare dalle risa in qualunque altra circostanza, non avrete cuore di uccidermi!

«No, se non ti opponi alla mia fuga.