«Oibò! duello fra colleghi!
«Che volete? egli è traditore, e lo sono anch’io; egli frequenta amabili signore, ed io pure. Talvolta mi sembra ch’ei sia Aramis ed io il Coadjutore, tanta è l’analogia ch’esiste fra noi. È una specie di Sosia, che mi annoja e mi dà ombra. Di più è un imbroglione che comprometterà il nostro partito. Sono persuaso che se gli dessi uno schiaffo, come ho fatto a quel particolare che mi aveva schizzato di mota, gli affari muterebbero aspetto.
«Ed in quanto a me, replicò tranquillamente Athos, penso che non si muterebbe se non l’aspetto del signor di Retz. Sicchè datemi retta, lasciamo le cose come stanno. E poi non appartenete più l’uno all’altro: voi siete della regina d’Inghilterra, ed esso della Fronda. Dunque se la seconda faccenda che v’incresce di non potere eseguire non è più importante della prima....
«Oh! quella era importantissima.
«Allora fatela subito.
«Pur troppo non sono libero di effettuarla nell’ora che voglio... Era di sera, assolutamente di sera.
«Capisco, disse Athos sorridendo, a mezza notte.
«All’incirca.
«Che volete, caro mio? quelle sono faccende che si rimettono ad un altro tempo, e così farete voi, soprattutto avendo una tale scusa da dare al vostro ritorno.
«Sì, se torno.