Per dieci minuti d’Artagnan tentò invano di leggere a traverso alla seconda sopraccarta le parole vergate sulla prima.

Tornò il ministro, pallido ed accigliato; andò a sedere a tavolino.

D’Artagnan lo esaminava come avanti avea fatto alla lettera, ma la sopraccarta del suo viso era quasi impenetrabile quanto quella del dispaccio.

«Eh eh! fece il Guascone, pare adirato: che lo sia contro di me? Medita: fosse mai per mandarmi alla Bastiglia! Bel bello, monsignore! alla prima parola che ne dite vi scanno e mi do tutto alla Fronda; sarò portato in trionfo come Broussel, ed Athos mi proclamerà il Bruto francese.... Oh sarebbe pur curiosa!»

Il Guascone con la sua immaginazione sempre avviata al galoppo distingueva digià tutto il partito che poteva trarre dalla situazione.

Ma il ministro non diede verun ordine di questo genere, e anzi si mise ad allisciare il tenente:

«Avete ragione, caro signor d’Artagnan, non potete peranco partire.

«Ah ah!

«Sicchè, di grazia rendetemi il dispaccio».

D’Artagnan obbedì. Mazzarino si assicurò che il suggello fosse intatto.