«Bisogna ch’ei le sappia subito, ed è forse digià tardi.

«Entriamo dunque, signori».

La tenda di di Winter era posta accanto a quella regia; dall’una all’altra comunicava una sorta di corridojo. Questo corridojo era custodito non da una sentinella ma da un domestico di confidenza di Carlo I, acciò in caso urgente il re potesse nel momento abboccarsi col suo servo fedele.

«Questi signori sono con me», disse di Winter.

Il domestico, fatto un inchino, lasciò libero il passo.

Il re Carlo, cedendo ad un irresistibile bisogno di sonno, erasi addormentato sopra un letto da campo, vestito col suo giubbetto nero, con gli stivali lunghi, allentata la cintola, e con accanto il cappello. I tre uomini si avanzarono, ed Athos, che andava primo a tutti, considerò per un momento in silenzio quel nobile volto tanto pallido, contornato dalla lunga chioma nera, cui gli appiccicava alle tempie il sudore, e segnata da grosse vene turchine, le quali sembravano gonfie di lacrime sotto gli occhi affaticati.

Athos diede un sospiro; il sospiro destò il re, tanto era lieve il suo sonno.

Esso aprì gli occhi.

«Ah! disse sollevandosi sul gomito, siete voi, conte di la Fère?

«Sì, sire.