«Sì, signore! esclamò Mordaunt, amici miei, carissimi amici, e darei per la lor vita la mia.

«Bene! disse Cromvello riprendendo con qualche gioja migliore opinione del giovanetto, io le li dono; neppur voglio sapere chi siano, fanne quel che a te piace.

«Oh grazie! grazie! da ora innanzi la mia vita è vostra, e anche perdendola, vi sarò sempre debitore; grazie, voi date un premio magnifico alla mia servitù».

Mordaunt si gettò ai ginocchi di Cromvello, e ad onta di ogni sforzo del generale puritano, il quale non voleva o fingeva non volere, lasciarsi rendere quell’omaggio quasi regale, gli prese la destra e la baciò.

«Come! disse Cromvello fermandolo mentre egli si alzava, non altra ricompensa! non oro! non gradi!

«Milord, voi mi deste quanto potevate darmi, ed io da questo giorno, vi sciolgo da ogni debito».

E Mordaunt balzò fuori dalla tenda con un giubilo che gli straboccava dal cuore e gli brillava nelle pupille.

Il generale lo seguitò con gli occhi.

«Ha ucciso suo zio! balbettò, ahimè! che servi sono i miei! Forse questo che nulla reclama, o nulla par che reclami, ha domandato di più dinanzi a Dio che quelli che verranno a chieder l’oro delle provincie e il pane degl’infelici; nessuno mi serve per niente. Carlo ch’è mio prigioniero, ha forse ancora degli amici, ed io non ne ho!»

E sospirando tornò nelle meditazioni che aveva sospese l’arrivo di Mordaunt.