Quando i compagni furono dietro ad una stesa di verdura abbastanza folta per nasconderli a chi poteva inseguirli, si ristettero alquanto onde tener consiglio, dettero a reggere le bestie a due lacchè acciò si riposassero senza spogliarli della sella e delle briglie, e misero in sentinella Grimaud.
«Prima di tutto venite qua, ch’io vi abbracci, amico mio, disse Athos a d’Artagnan; voi nostro salvatore, voi che fra di noi tutti siete il vero eroe.
«Athos ha ragione, ed io vi ammiro, continuò Aramis dandogli pure un amplesso. A che mai non dovreste pretendere, con un padrone intelligente, voi occhio infallibile, braccio di ferro, mente vincitrice!
«Adesso, rispose il Guascone, tutto ciò va bene; accetto tutto per me e per Porthos, abbracciamenti e ringraziamenti; oh abbiamo tempo da perdere, non dubitate!»
I due, richiamati da d’Artagnan a ciò che dovevano ancora a Porthos, strinsero ad esso pure la destra.
«Ormai, osservò Athos, bisognerebbe non più andare a caso e come tanti pazzi, ma stabilire un piano. Che faremo?
«Che faremo, caspita! non è mica difficile a dirsi.
«Or dunque, dite, d’Artagnan.
«Eccoci: arrivare al porto di mare più vicino, riunire tutte le nostre tenui risorse, noleggiare un bastimento e recarci in Francia. Per me, c’impiegherò sino all’ultimo mio soldo. Il primo tesoro è la vita, e la nostra, è forza dichiararlo, sta attaccata ad un filo.
«Du Vallon, che ve ne pare? domandò Athos.