Ma d’Artagnan aveva di già passato l’uscio della seconda camera, e dall’alterazione del suo sembiante si discerneva esser ivi qualche cosa di straordinario.
E avvicinatisi tutti videro un uomo ancor giovane disteso al suolo in un botro di sangue. Era chiaro che avesse tentato di arrivare sino al suo letto, e mancatagli la forza fosse prima caduto.
Athos fu il primo ad appressarsi al disgraziato; gli pareva che avesse fatto un moto.
«Ebbene? domandò d’Artagnan.
«Eh! disse Athos, se è morto, lo è da poco tempo, giacchè è ancora caldo... Ma no, gli batte il cuore... ohi, amico!»
Il ferito diede un sospiro. D’Artagnan presa dell’acqua sulla palma della mano glie la gettò sul viso.
Quegli riaperse gli occhi, fece un atto come per alzare il capo e ricascò di nuovo.
Athos si provò a trarselo sulle ginocchia; però conobbe che la ferita era un poco più su del cervello e gli spaccava il cranio; ne usciva il sangue in abbondanza.
Aramis bagnò un tovagliuolo nell’acqua, e l’applicò su la piaga; il fresco richiamò in sè l’infermo; esso riaperse per la seconda volta gli occhi.
Guatò attonito coloro, che parea lo compiangessero, e per quanto potevano cercavano assisterlo.