«E Parigi vi piacque, signor mio?
«Sì, ma avreste gran bisogno di una rivoluzione sul genere della nostra: non contro il vostro re, ch’è un ragazzo, ma contro l’Italiano spilorcio ch’è amante della vostra regina.
«Ah! sono anch’io del vostro sentimento, e si farebbe presto se avessimo solamente dodici uffiziali come voi, senza pregiudizi, vigilanti; eh, eh! ci si verrebbe a capo del Mazzarino, e gli si farebbe un bel processetto sul gusto di quello che voi siete per fare al vostro re.
«Ma, disse l’Inglese, avevo nell’idea che foste al suo servizio, e ch’egli appunto vi avesse inviato al generale Cromvello?
«Cioè io sono al servizio del re, e sapendo ch’ei doveva spedire qualcuno in Inghilterra, ho procurato di esser io quello, tanto era grande in me il desiderio di conoscere l’uomo di genio che attualmente comanda ai tre regni. E così, quando ha proposto al signor du Vallon ed a me di sguainare la spada in onore della vecchia Inghilterra, avete veduto come abbiamo accettato.
«Sì, so che caricaste al fianco al signor Mordaunt.
«Alla sua destra, e alla sua sinistra. Per Diana! che buono e bravo giovane è anco quello! come ha sdrucito il suo signore zio! avete visto?
«Lo conoscete? domandò l’ufficiale.
«Moltissimo; anzi posso dire che siamo in istretta relazione. Il signor du Vallon ed io siam venuti di Francia con lui.
«Sembra pure che lo abbiate fatto aspettare un pezzo a Boulogne.