D’Artagnan, Porthos ed Aramis diedero una esclamazione di giubilo. Athos mosse un passo indietro, si mise la mano sulla fronte, e disse:

«Fatalità, fatalità!»

LXXIII. La casa di Cromvello.

Difatti era Mordaunt quello che d’Artagnan aveva seguitato senza riconoscerlo.

Entrato nella casa si era tolta la maschera e staccata la barba grigia postasi onde meglio cambiarsi, aveva salito la scala, aperto un usciale, ed in una camera rischiarata da una lampada e parata di colore molto oscuro, erasi trovato in faccia ad un uomo che scriveva seduto davanti al tavolino.

Era questi Cromvello.

Cromvello aveva in Londra, come è noto, due o tre di quei ricoveri, che non si sapevano tampoco da’ suoi amici, e di cui affidava il segreto soltanto ai più intimi: e fra questi, noi ce ne rammentiamo, poteva essere annoverato Mordaunt.

Quando esso entrò, Cromvello alzò il capo.

«Siete voi, Mordaunt? gli disse, siete venuto assai tardi.

«Generale, rispose il giovane, ho voluto veder la cerimonia sino alla fine, e mi ha preso tempo.