— Bel divertimento, signore! tutto degenera, sull'anima mia, e io non so se sia il selvaggiume che non ha più aria, o i cani che non hanno più naso. Noi lanciammo un cervo di dieci anni, noi lo inseguimmo per sei ore, e quando fu vicino a tenere, quando San Simone metteva già il corno alla bocca per suonare la presa, crac! tutta la muta volta di banda, e si trasporta sopra un cerviatto di due anni. Voi vedrete che io sarò obbligato di renunciare alla caccia di corsa, come ho già renunciato alla caccia di volo. Ah! sono un re ben disgraziato, signor de Tréville: io non aveva più che un girifalco, ed è morto jeri l'altro.

— In fatti, sire, io comprendo la vostra disperazione, e la disgrazia è grande; ma mi sembra che vi resti ancora un buon numero di falconi, di sparvieri, e di moscardi.

— E non un uomo per istruirli; i falconieri se ne vanno, non vi son più che io che conosca l'arte della caccia. Dopo di me tutto sarà finito, e si anderà a caccia colle trappole, col vischio, coi lacci. Se io avessi ancora il tempo di fare degli allievi! ma sì, il ministro è là che non mi lascia un istante di riposo, che mi parla della Spagna, che mi parla della Germania, che mi parla dell'Inghilterra! ah! a proposito del ministro, signor de Tréville, io sono malcontento di voi.

Il signor de Tréville aspettava il re a questa caduta. Egli conosceva il re da lungo tempo: egli aveva compreso che tutti i suoi lamenti non erano che una prelazione, una specie di eccitazione per incoraggiare se stesso, e che egli era finalmente giunto al punto dove voleva arrivare.

— E in che sono io tanto disgraziato per dispiacere a Vostra Maestà? domandò il signor de Tréville fingendo la più alta meraviglia.

— È così che voi disimpegnate la vostra carica, signore? continuò il re senza rispondere direttamente alla domanda del signor de Tréville: è forse per questo che io vi ho nominato capitano dei miei moschettieri, perchè essi assassinassero un uomo, commovessero un quartiere, e volessero bruciar Parigi senza che voi me ne diceste una parola? ma del resto, continuò il re, senza dubbio mi affretto troppo ad accusarvi, senza dubbio, i perturbatori sono in prigione, e voi ora venite ad annunziarmi che è stata fatta giustizia.

— Sire, rispose tranquillamente il signor de Tréville, io vengo a domandarvela.

— E contro chi? gridò il re.

— Contro i calunniatori! disse il signor de Tréville.

— Ah! eccone una nuova, riprese il re. Mi direte voi ora che quei tre dannati di moschettieri, Athos, Porthos, Aramis, e il vostro cadetto di Bearn, non si sono gettati come tanti furiosi sul povero Bernajoux, e non l'hanno maltrattato in modo tale che a quest'ora è più che probabile che sia per rendere l'anima a Dio? mi direte voi ora ch'essi non hanno fatto l'assedio al palazzo del duca della Trémouille, e ch'essi non volevano bruciarlo? cosa che non sarebbe stata una gran disgrazia in tempo di guerra, atteso che quello è un nido di ugonotti, ma che in tempo di pace è un tristissimo esempio. Dite, vorrete voi negarmi tutto ciò?