— Vi ho detto che credo di conoscerlo.
— Il suo nome?
— Non lo so; quello che so soltanto si è che egli è una creatura del ministro, la sua anima dannata.
— Ma voi lo avete veduto?
— Sì, un giorno mia moglie me lo ha mostrato.
— Ha egli nessuna singolarità alla quale si possa riconoscerlo?
— Oh certamente; è un signore di alta statura, di pelo nero, di colorito pallido, coll'occhio penetrante, i denti bianchi, ed una cicatrice alla tempia.
— Una cicatrice alla tempia! gridò d'Artagnan, e con essa denti bianchi, occhio penetrante, però nero, questi è il mio uomo di Méung.
— È il vostro uomo, dite voi?
— Sì, sì, ma ciò non fa niente alla cosa. No, io mi sbaglio, ciò anzi semplifica di molto la cosa: se il vostro uomo è pure il mio, farò due vendette con un colpo solo, ecco tutto; ma dove il raggiungerò quest'uomo?