Non si parlò dunque più di Maria Michon fra i quattro moschettieri, che d'altronde avevano ciò che volevano, vale a dire l'ordine di levare la signora Bonacieux dal convento delle Carmelitane di Béthune. È vero che quest'ordine non serviva loro gran cosa fintantochè erano al campo della Rochelle. D'Artagnan era sul punto di domandare al sig. de Tréville un congedo, confidandogli bonariamente l'importanza della sua partenza, quando gli fu trasmessa unitamente a' tre suoi compagni, la notizia che il re stava per partire con una scorta di venti moschettieri alla volta di Parigi, e che essi avrebbero fatto parte di questa scorta.

La gioia fu grande. Si mandarono innanzi i lacchè coi bagagli, e si partì il sedici alla mattina.

Il ministro accompagnò Sua maestà da Surgéres a Mauzes, e là, il re ed il suo ministro presero congedo l'uno dall'altro colle più grandi dimostrazioni di amicizia.

Frattanto il re, che cercava distrazioni, mentre camminava il più presto che gli era possibile, poichè desiderava di essere a Parigi il 23, si fermava di tempo in tempo per veder volare le gazze, distrazione il di cui gusto gli era stato in altri tempi ispirato da Luynes, primo marito della signora de Chevreuse, e pel quale aveva sempre conservata una grande predilezione. Sopra i venti moschettieri, sedici si rallegravano ogni volta che accadeva questo bel passatempo; ma quattro brontolavano alla meglio. D'Artagnan particolarmente soffriva di continui rumori alle orecchie, che Porthos spiegava in questo modo:

— Una gran dama mi ha imparato che ciò vuol dire che si parla di voi in qualche luogo. Finalmente la scorta traversò Parigi il 22 nella notte; il re ringraziò il signor de Tréville e gli permise di distribuire dei congedi per quattro giorni, a condizione che nessuno dei favoriti si presentasse in luogo pubblico, sotto pena della Bastiglia.

I quattro primi congedi che furono accordati, come ciascuno può ben pensare, furono ai nostri quattro amici; vi fu di più, Athos ottenne dal signor de Tréville sei giorni invece di quattro, e fece mettere nei sei giorni due notti di più; poichè partirono il 24 nella sera, e per compiacenza pure del signor de Tréville il congedo, con una post-data, era segnato il 25 nella mattina.

— Eh! mio Dio, diceva d'Artagnan, che come ognun sa non dubitava mai di niente, mi sembra che noi ci prendiamo bene molti imbarazzi per una cosa semplicissima: in due giorni, e facendo crepare due o tre cavalli (poco m'importa, io ho del danaro), io sarò a Béthune, io rimetterò la lettera della regina alla superiora, e ricondurrò il caro tesoro che vado a cercare, non già nella Lorena, non già nel Belgio, ma a Parigi, ove sarà meglio nascosto, particolarmente fino a tanto che il ministro sarà alla Rochelle. Poi, una volta di ritorno dalla campagna, metà per la protezione di sua cugina, metà in favore di ciò che abbiamo fatto personalmente per essa, otterremo dalla regina tutto ciò che vorremo. Restate dunque qui, non vi stancate con inutili fatiche, io e Planchet bastiamo per una spedizione così semplice.

A queste parole Athos rispondeva tranquillamente:

— Noi pure abbiamo del denaro, perchè io non ho ancora bevuto del tutto il residuo del diamante, e Porthos ed Aramis non ne hanno ancora mangiata tutta la loro parte. Noi dunque faremo crepare tanto bene quattro cavalli quanto uno. Ma pensate d'Artagnan, aggiunse egli con voce così cupa che il suo accento fece fremere il giovane, pensate che Béthune è una città ove il ministro ha dato appuntamento ad una donna che, ovunque ella va, porta seco disgrazie. Se voi non aveste a che fare se non che con quattro uomini, d'Artagnan, io vi lascerei andar solo. Ma voi avete che fare con questa donna, andiamoci tutti e quattro, e piaccia a Dio che, con i nostri servi, noi possiamo essere in un numero sufficiente.

— Voi mi spaventate, Athos, gridò d'Artagnan; che cosa temete voi dunque?