— Signore, Signore, diss'ella con un'angelica soavità di gesto o d'intonazione: perdonate a quest'uomo come io stessa perdono a lui.
— Sì, prega, maledetta! gridò il barone, la tua preghiera è tanto più generosa, in quanto che tu sei in potere di un uomo che non ti perdonerà mai.
Ed egli uscì.
Al momento in cui usciva uno sguardo penetrò fra la porta socchiusa, ed essa scoperse Felton, che si ritirava prestamente per non essere veduto da lei.
Allora essa si gittò in ginocchio e si mise a pregare.
— Mio Dio! mio Dio! diss'ella, voi sapete per qual santa causa io soffro; datemi dunque la forza di soffrire.
La porta si aprì dolcemente, la bella oratrice finse di non sentirne il rumore, e, con una piena di lagrime, continuò:
— Dio vendicatore! Dio di bontà! lascerete voi compiersi gli orribili progetti di quest'uomo?
Allora soltanto essa finse di sentire il rumore dei passi di Felton, e, sorgendo rapida come il pensiero, arrossì, come se avesse avuto vergogna di essersi fatta sorprendere in ginocchio.
— Io non voglio disturbare quelli che pregano, signora, disse Felton, non v'incomodate dunque per me, ve ne scongiuro.