Allora milady riuniva tutta la sua energia, mormorando nel fondo del suo pensiero il nome di Felton, il solo raggio di luce che penetrava fino a lei nell'infimo ove era piombata, e come un serpente che avvolge e scontorce i suoi anelli per convincere se stesso della propria forza, essa avviluppava in antecedenza Felton nelle mille pieghe della sua inventiva immaginazione.

Frattanto il tempo passava, le ore, le une dopo le altre, sembravano risvegliare la campana così di fuga, ciascun colpo del battente di bronzo ripercuotevasi nel cuore della prigioniera.

A nove ore, lord de Winter fece la sua consueta visita, guardò la finestra e le sbarre, esplorò il pavimento e i muri, visitò il camminetto e le porte, senza che, durante questa lunga e minuta visita, nè egli nè milady pronunciassero una sola parola.

Senza dubbio entrambi capivano che la situazione era troppo grave per perdere il tempo in parole inutili o in collere senza effetti.

— Andiamo, andiamo, disse il barone nel lasciarla, anche per questa notte non potrete fuggire.

A dieci ore, Felton venne a porre una sentinella. Milady riconobbe il di lui passo, essa ora lo indovinava, come una innamorata indovina quello dello amante del suo cuore, e frattanto milady detestava e disprezzava questo debole fanatico.

Non era ancor giunta l'ora convenuta; Felton non entrava.

Due ore dopo, quando suonò mezzanotte, la sentinella fu cambiata, questa volta era giunta l'ora. Da quel momento milady aspettò con impazienza.

La nuova sentinella cominciò a passeggiare nel corridoio.

Dopo dieci minuti, venne Felton.