— Allora malgrado le mie grida, malgrado la mia resistenza, perchè cominciai a capire allora che si trattava di qualche cosa peggiore della morte, il carnefice mi afferrò, mi rovesciò per terra, mi strinse colle sue funi, e, soffocata, quasi fuori dei sensi invocando Dio, mandai ad un tratto uno spaventevole grido di dolore e di vergogna, un ferro rovente, un ferro rosso, il marchio del carnefice si era posto sopra una mia spalla.

Felton mandò un ruggito.

— Osservate, disse milady alzandosi con una maestà da regina, osservate, Felton, vedete come si è inventato un nuovo martirio per la giovinetta pura, e non pertanto vittima della brutalità di uno scellerato. Imparate a conoscere il cuore degli uomini, e d'ora innanzi fatevi meno facilmente l'istrumento delle loro ingiuste vendette.

Milady con un gesto rapido aprì la sua veste, stracciò la fina battista che cuopriva la sua spalla, e arrossendo per una finta collera, e per una ben giuocata vergogna, mostrò al giovane l'impronta incancellabile che disonorava una così bella spalla.

— Ma, gridò Felton, è un giglio quello che io vedo!

— Ed ecco precisamente dove sta l'infamia, rispose milady. Col marchio dell'Inghilterra, sarebbe stato necessario provare qual'era stato il tribunale che mi aveva condannata, ed io avrei fatto un pubblico appello a tutti i tribunali del regno; ma col marchio di Francia... ah! con esso, io sono stata seriamente infamata.

Questo era troppo soffrire per Felton.

Pallido, immobile, atterrito da questa rivelazione orribile, abbagliato dalla bellezza sovrumana di questa donna che si svelava a lui con una impudenza che ritrovò sublime, finì per cadere in ginocchio innanzi a lei, come cosa santa; il marchio d'infamia disparve, rimase soltanto la beltà.

— Perdono, perdono, disse Felton, oh! perdono!

Milady lesse nei suoi occhi: amore, amore!