L. II. Samuele, C. XI.
Un levriero dal pelo bianco e arruffato che spuntò correndo alla svolta della strada attrasse l'attenzione dei due cacciatori.
— Bello! esclamò subito Giorgio, e lo chiamava; ma il cane, cui forse la fucilata aveva messo in orgasmo, scorrazzava guatando e cercando da ogni lato, e a un tratto s'accostò a Carlo, dimenando la coda quasi all'incontro di una vecchia conoscenza, non però tanto vicino che sembrasse stretta: e lo fissava con due occhi sfolgoranti di curiosità.
Poco stante s'intese il calpestio di due cavalli al passo: il levriero scomparve d'un balzo latrando festosamente: indi ritornò, ma una donna lo seguiva tenendo un cavallo per le redini; ella si arrestò, fe' un gesto di stupore: l'avvocato impallidì, e mentre Giorgio meravigliato li guardava, comparve, una figura nera sopra un cavallo bianchissimo.
Sarebbe stato un bel quadro: di fronte i due cacciatori col capo scoperto, ella in mezzo alta e bianca, vestita di un'amazzone nera che stringendole la vita con un corsetto dei più attillati scendeva in gonna a pieghe folte e minute da una forte ampiezza di fianchi sopra due stivali graziosi nella forma, quanto erano stupendi i piedini che calzavano: in testa invece del goffo cappello cilindrico portava un berretto indescrivibile, ornato con un largo nastro e una fibbia di bronzo dalla quale si alzava una mezza ala di fagiano. Aveva i capelli nerissimi, ai tacchi lo sperone ungherese, sull'abito nessun altro ornamento che i cordoni per allungarlo o raccorlo, a seconda camminasse o cavalcasse. Alle spalle le stava un cavallo baio di rara bellezza, bardato con finimenti bianchi, curvo del collo disegnando un arco, e la criniera e le briglie sfioravano quasi il terreno. Così libero e immobile, che sarebbesi detto pensoso, gli occhi intenti sull'orme della padrona, aveva del fantastico. Dietro a qualche passo contrastavano vivamente la mora col suo cavallo: questo bianco, arabo, colla testiera e le redini di seta, quella vestita pure di un'amazzone nera ma, invece del cappello, con un velo egualmente nero sulla testa e una larga cintura di cuoio alle reni. Era bellissima per la sua razza.
Il cane ruppe primo il silenzio, e la signora avanzandosi verso l'avvocato, che cercava degli occhi il cappello sull'erba per torsi l'imbarazzo delle mani vuote:
— Ritorno appunto dalla vostra villa, gli disse col più amabile sorriso.
— Oh!
— Ero venuta per un colloquio e la signora mi ha trattenuta così, che malgrado il mio serio bisogno, me ne sono quasi scordata.